Mission Blue racconta la vita e il lavoro della leggendaria oceanografa Sylvia Earle, che tra il 1990 e il 1992 è stata capo scienziato presso la National Oceanic and Atmospheric Administration e dal 1998 è esploratrice residente presso la National Geographic Society. Ha dedicato la sua carriera accademica all'esplorazione di territori inesplorati alla ricerca di alghe, e oggi il suo impegno è tutto rivolto alla salvaguardia dei mari.
In vista della Giornata Mondiale dell'Acqua del 22 marzo, ci immergiamo nelle storie che riguardano il futuro dei nostri oceani. Pronto a tuffarti? 🌊
Il consiglio di marzo: Mission Blue
“Se aspettiamo altri 50 anni, le opportunità che abbiamo oggi saranno svanite. Questo è il momento. Le nostre decisioni e le nostre azioni daranno forma a tutto ciò che verrà dopo.”
Il documentario segue Sylvia mentre ripercorre ogni singola immersione della sua vita. Nel corso degli anni, ha visto con i propri occhi i segni dell'impatto umano, dagli animali senza vita ai sacchetti di plastica che galleggiano. È una consapevolezza amara, che ci sbatte in faccia l'egoismo dell'umanità, ma probabilmente è qualcosa che, nel profondo, sapevamo già tutti.
Straziante, illuminante e visivamente magnifico, Mission Blue è una visione imperdibile per chiunque ami i documentari o la natura.
Il fattore sostenibilità
Giudizio complessivo: 3/5
Sebbene il titolo del film riprenda quello dell'organizzazione no-profit della Earle, il documentario raramente sembra un'opera di propaganda. La narrazione non segue un ordine cronologico e si muove in modo un po' caotico tra biografia, scienza e attivismo. Anche il fatto che alcune clip di repertorio siano in realtà delle ricostruzioni le rende un po' meno autentiche. Tuttavia, la Earle trasmette una dedizione e una grinta tali nel voler affrontare la crisi degli oceani che è difficile non lasciarsi ispirare dalla passione furiosa che mette nel lavoro di una vita.
La recensione di Viatu
Temi:
Come sottolinea Sylvia, le acque del pianeta versano in condizioni critiche, una notizia terribile per la vita sulla Terra in generale. Quando il documentario inizia, lei è quasi ottantenne e ci mostra le catastrofi ambientali causate dall'uomo, come la pesca massiccia di squali per le sole pinne o gli sversamenti industriali di petrolio che creano enormi zone morte negli oceani. La causa principale della Earle, chiamata appunto Mission Blue, è la promozione degli hope spots: zone oceaniche protette dai governi dove la natura può rigenerarsi e preservarsi dall'eccessivo impatto umano.



